Santo Tomás de Aquino

«...fere totius philosophiae consideratio ad Dei cognitionem ordinatur...»

VI. Tomismo e Magistero Ecclesiastico

La penetrazione del Tomismo nel pensiero e nell’attività dottrinale della Chiesa ebbe il suo inizio ufficiale con la Canonizzazione dell’Angelico da parte di Giovanni XXII nel 1323 e si andò sempre più affermando, malgrado i contrasti, fino ad ottenere un prestigio senza pari nel Concilio Tridentino. Ma è soltanto nei tempi moderni che la Chiesa ha dichiarato s. Tommaso d’Aquino il proprio Dottore ufficiale e che gli studi tomistici hanno finalmente dato risultati risolutivi.

Questa ripresa del Tomismo caratterizza la vita dottrinale della Chiesa moderna e può essere considerata senza dubbio la causa principale, nell’ambito del puro pensiero, se la bufera del Modernismo non è riuscita a scompaginare la coscienza cristiana portandola in braccio del principio dell’immanenza, com’è avvenuto p. es. ed avviene tuttora in campo protestante. Di questa ripresa indicheremo il contenuto dei principali documenti pontifici1.

Leone XIII

Può essere considerato il vero iniziatore del movimento.

1. Enc. Aeterni Patris del 4 agosto 1879 (di cui quest’anno ricorre l’80o Anniversario). L’Enciclica ha per titolo: De philosophia christiana ad mentem s. Thomae Aquinatis Angelici in scholis catholicis instauranda.|

Il Pontefice, ricordata l’indefettibile assistenza di Dio alla Sua Chiesa, denunzia la valanga dei nuovi errori che nei tempi moderni particolarmente si è scagliata contro le basi della fede sotto il pretesto che la fede abolisca e sopprime i diritti della ragione, ma a torto: «Non enim frustra rationis lumen humanae menti Deus inseruit; et tantum abest ut superaddita Fidei lux intelligentiae virtutem extinguat aut imminuat, ut potius perficiat, auctisque viribus habilem ad maiora reddat». Da parte sua la filosofia, lungi dal contrastare alla fede, è la via che porta alla medesima e sgombera la via dagli ostacoli: «Ac primo quidem Philosophia, si rite a sapientibus usurpetur, iter ad veram Fidem quodammodo sternere et munire valet, suorumque alumnorum animos ad revelationem suscipiendam convenienter praeparare: quamobrem a veteribus modo “praevia ad christianam Fidem institutio”, modo “christianismi praeludium et auxilium”, modo “ad Evangelium paedagogus” non immerito appellata est».

Tale infatti è stato l’atteggiamento dei Santi Padri e Dottori, fin dall’età più antica, circa i rapporti fra ragione e fede, quelli cioè di un positivo influsso reciproco quale si è rivelato sempre più esplicito nello stesso Magistero pubblico della Chiesa specialmente nei Concili Ecumenici fino al Vaticano, al quale ripetutamente il Pontefice fa appello: «Fides rationem ab erroribus liberat ac tuetur, eamque multiplici cognitione instruit»2. I filosofi dell’antichità, che mancarono di questa guida, caddero – benchè sapientissimi – in molti errori ed incertezze: «… de vera divinitatis ratione, de prima rerum origine, de mundi gubernatione, de divina futurorum cognitione, de malorum causa et principio, de ultimo fine hominis aeternaque beatitudine, de virtutibus et vitiis, aliisque doctrinis, quarum vera certaque notitia nihil magis est hominum generi necessarium» (p. 185). Alla Scuola della fede crebbero i primi Scrittori ecclesiastici, gli Apologeti, i Padri greci e latini e al di sopra di tutti s. Agostino. Agli Scolastici viene riconosciuto il merito di aver raccolto, ordinato e portato a conoscenza dei posteri le ricchezze di verità che i Padri avevano raccolto nei loro immensi volumi; di quest’elogio sono meritevoli principalmente – il Papa cita la Bolla Triumphantis di Sisto V del 1588 – S. Tommaso d’Aquino, il Dottore Angelico, e s. Bonaventura, il Dottore Serafico.|

Da questo momento fino alla sua conclusione l’Enciclica si occupa unicamente nel presentare l’opera incomparabile di s. Tommaso il quale «inter scholasticos Doctores, omnium princeps et magister, longe eminet»…, nel portare ad unità e coerenza l’opera dei suoi predecessori. Dell’Angelico viene lodata soprattutto l’originale sintesi filosofica, la chiarezza nel distinguere il campo della ragione da quello della fede, così che tanto la ragione quanto la fede sono assurte per suo merito al supremo fastigio: «Illud etiam accedit, quod philosophicas conclusiones Angelicus Doctor speculatus est in rerum rationibus et principiis, quae quam latissime patent; et infinitarum fere veritatum semina suo velut gremio concludunt, a posterioribus magistris opportuno tempore et uberrimo cum fructu aperienda. Quam philosophandi rationem cum in erroribus refutandis pariter adhibuerit, illud a se ipse impetravit, ut et superiorum temporum errores omnes unus debellarit, et ad profligandos, qui perpetua vice in posterum exorituri sunt, arma invictissima suppeditarit. Praeterea rationem, ut par est, a Fide apprime distinguens, utramque tamen amice consocians, utriusque tum iura conservavit, tum dignitati consuluit, ita quidem ut ratio ad humanum fastigium Thomae pennis evecta, iam fere nequeat sublimius assurgere; neque Fides a ratione fere possit plura aut validiora adiumenta praestolari, quam quae iam est per Thomam consecuta» (p. 189).

L’Enciclica tocca brevemente dell’adesione che il Tomismo ebbe presso i vari Ordini religiosi e le varie Accademie delle principali Università (Parigi, Salamanca, Alcalà, Douai, Tolosa, Lovanio, Padova, Bologna, Napoli, Coimbra, ecc.), dell’opera che i Sommi Pontefici impiegarono per promuoverla dovunque e del grande onore ed autorità che la dottrina dell’Angelico ebbe nei massimi Concili della Chiesa (Lugdunense, Viennense, Fiorentino, Vaticano) e soprattutto nel Concilio di Trento nel quale s. Tommaso ebbe un riconoscimento che a nessuno mai toccò, nè prima nè poi: «Sed haec maxima est et Thomae propria, nec cum quopiam ex doctoribus catholicis communicata laus, quod Patres Tridentini, in ipso medio conclavi ordini habendo, una cum divinae Scripturae codicibus et Pontificum Maximorum decretis, Summam Thomae Aquinatis super altari patere voluerunt, unde consilium, rationes, oracula peterentur» (p. 191).

Quel che importa rilevare è che il Pontefice intende raccomandare soprattutto l’opera e la dottrina strettamente filosofica di| s. Tommaso contro la quale – lo reca l’Enciclica – si scagliarono le animosità dei Riformatori: così la via maestra per ritrovare la verità perduta è il ritorno alla filosofia di s. Tommaso, come già – si compiace il Pontefice di constatare – molti Vescovi hanno felicemente intrapreso nelle proprie diocesi.

Avvicinandosi alla conclusione, il Pontefice espone alcuni suggerimenti pratici per una sicura attuazione di questo «ritorno a s. Tommaso» e dei vantaggi che da questo felice ritorno dovranno scaturire alle arti, alle scienze e a tutte le discipline dello spirito per la tutela della verità della fede cattolica. Giova ricordare soprattutto due avvertimenti: 1. (Preminenza assoluta di s. Tommaso) «Caeterum, doctrinam Thomae Aquinatis studeant magistri, a vobis intelligenter lecti, in discipulorum animos insinuare, eiusque prae caeteris soliditatem atque excellentiam in perspicuo ponant» (p. 194). 2. (Necessità di studiare s. T. nelle sue fonti) «Ne autem supposita pro vera, neu corrupta pro sincera bibatur, providere ut sapientia Thomae ex ipsis eius fontibus hauriatur, aut saltem ex iis rivis, quos, ab ipso fonte deductos, adhuc integros et illimes decurrere certa et concors doctorum hominum sententia est: sed ab iis, qui exinde fluxisse dicuntur, re autem alienis et non salubribus aquis creverunt, adolescentium animos arcendos curate» (p. 194 sgg.).

In quest’impresa, così conclude l’Enciclica, l’esempio venga ancora dal Dottore Angelico… «qui numquam se lectioni aut scriptioni dedit, nisi propitiato precibus Deo; quique candide confessus est quidquid sciret, non tam se studio aut labore suo sibi peperisse, quam divinitus accepisse» (p. 195 sgg.). L’oggetto e il merito proprio dell’Enciclica è stato quindi soprattutto nel proclamare s. Tommaso come l’unico Maestro che la Chiesa riconosce ufficialmente e di proporlo autorevolmente alle Scuole Cattoliche.

2. All’Enciclica il Pontefice fece presto seguire alcune disposizioni per la pratica attuazione del programma in essa contenuto.

a) Con lettera al Card. De Luca del 15 ottobre nello stesso anno 1879, ordina l’istituzione in Roma dell’Accademia di s. Tommaso allo scopo di promuovere negli Istituti Ecclesiastici superiori romani (… in Seminario Romano, in Lyceo Gregoriano, in Urbaniano aliisque Collegiis) lo studio della filosofia «secundum mentem et principia Doctoris Angelici». La fondazione dell’Accademia veniva consolidata con la Lettera che il Papa inviava il 21 novembre ai| Cardinali Pecci e Zigliara, Prefetti dell’Accademia stessa, in cui annunziava lo stanziamento di una certa somma per sopperire alle spese necessarie. Le Costituzioni dell’Accademia venivano approvate dal Pontefice il 9 maggio 1895.

b) La preparazione di una nuova edizione critica delle Opere di s. Tommaso insieme con i commenti del Gaetano per la Somma Teologica e del Ferrarese per il C. Gentiles.

In questa seconda gigantesca impresa, ancora in corso di esecuzione, il Pontefice ritornò con il Motu proprio «Placere nobis» del 18 gennaio 1880 nel quale annunzia la nomina della Commissione Cardinalizia (De Luca, Simeoni, Zigliara) e lo stanziamento di un fondo di L. 300.000.

c) A distanza di un anno dall’Enciclica, il 4 agosto 1880, Leone XIII pubblicava il Breve: De Sancto Thoma Aquinate Patrono coelesti studiorum optimorum cooptando, col quale l’Aquinate veniva proclamato celeste Patrono di tutte le Scuole Cattoliche di qualsiasi ordine e grado.

d) Con un Breve, in data 25 dicembre dello stesso anno 1880, al Card. Descamps di Malines il Pontefice gli manifesta il desiderio che venga istituito presso l’Università di Lovanio un istituto d’insegnamento della filosofia di s. Tommaso. Nel 1882 l’Istituto ebbe il suo vero fondatore e primo titolare del Corso di alta filosofia di s. Tommaso, il prof. D. Mercier, poi Cardinale: da quest’Istituto s’irradierà per tutto il mondo il soffio di rinnovamento del pensiero tomistico.

Il grande Pontefice verso la fine del suo glorioso Pontificato, nell’Enc. Depuis le jours al Clero francese dell’8 settembre 1899 ritornava sul programma della Aeterni Patris per arginare quella penetrazione della filosofia moderna nei Seminari che assumerà di lì a poco il nome di Modernismo.

Si può affermare pertanto che il rinnovamento delle dottrine tomistiche è stato l’obiettivo principale dei primi anni di tanto Pontificato: non c’è occasione, specialmente nella corrispondenza ai Vescovi, ch’Egli non colga per inculcarlo3.

e) La mente di Leone XIII era che anche i Francescani seguissero s. T. e chiarì la sua volontà con le gravi parole: «Discedere inconsulte ac temere a sapientia Doctoris Angelici res aliena est a voluntate nostra, eademque plena periculis… Sanctum itaque| sit apud omnes beati Francisci alumnos Thomae nomen: vereantur non sequi ducem quem bene scripsisse de se Jesu Christus testabatur» (lett. del 27 novembre 1898, al Ministero gen. dell’Ordine. Apud J. J. Berthier, op. cit., p. 264).

S. Pio X

L’opera di Leone XIII in favore di s. Tommaso può riassumersi in due punti: a) s. Tommaso è dichiarato l’unico Maestro ufficiale delle Scuole Cattoliche di ogni grado. b) Oggetto principale della dichiarazione è la ripresa della filosofia tomistica.

Il suo Successore proseguì nel solco già aperto rinnovando le prescrizioni leonine e precisandole, ad ogni occasione, con particolare vigore. Rileviamo gli interventi principali.

1. Appena elevato al soglio pontificio in data 23 gennaio 1904, il s. Pontefice indirizzava alla Pontificia Accademia Romana di s. Tommaso uno speciale Breve nel quale riassumeva e confermava gli atti solenni di Leone XIII, insistendo che l’obiettivo dell’Accademia era… «explicare, tueri, propagare doctrinam, praesertim de philosophia Angelici Doctoris»4.

Sulla natura della deliberazione del s. Pontefice non vi può essere dubbio di sorta: si deve seguire s. Tommaso come Maestro in filosofia e teologia poichè il «discostarsi da s. Tommaso, di un solo passo, principalmente nelle cose della metafisica, non sarebbe senza danno grave». Quanto al «contenuto» di questo ritorno al tomismo, Pio X ha nominato soprattutto «ciò che nella sua filosofia costituisce i principi e le tesi di maggiore importanza»: principia et pronuntiata maiora.

A precisare questo punto, che poteva lasciare nell’imbarazzo provvedeva a un mese appena di distanza dalla morte del s. Pontefice, la s. Congregazione degli Studi pubblicando, con la firma del Prefetto Card. Satolli, un elenco di 24 tesi e proposizioni che ad essa avevano sottomesse alcuni professori per averne una garanzia di sicuro tomismo: Approvazione di alcune tesi contenute nella dottrina di s. Tommaso d’Aquino e proposte da Maestri di filosofia. La motivazione della pubblicazione mostra l’intimo legame del Documento con il Motu proprio: Doctoris Angelici: «Dopo che il Santo Padre Pio X, col suo Motu proprio: Doctoris Angelici del 29 giugno 1914, ebbe salutarmente prescritto che in tutte le scuole| di filosofia siano religiosamente tenuti i principi ed i grandi punti di dottrina di s. Tommaso d’Aquino, alcuni maestri di vari Istituti hanno proposto alla Sacra Congregazione degli Studi certe tesi ad esaminare, tesi da loro normalmente insegnate e difese come redatte conformemente ai principi più importanti del Santo Dottore principalmente in ciò che riguarda la metafisica. Questa Sacra Congregazione, avendo regolarmente esaminato le tesi ed avendole sottomesse al Santo Padre, risponde che esse contengono apertamente i principi e i sommi punti di dottrina del santo Dottore».

Venuto a mancare Pio X il 20 agosto 1914 e nel 1915 passato di vita anche il Card. Satolli, furono sottoposti alla stessa S. Congregazione degli Studi due dubbi che intaccavano direttamente i due punti più vitali del Motu Proprio: Angelici Doctoris, e cioè:

«1. Se la Somma teologica doveva essere presa nelle scuole come testo da consultare o come testo da seguire, almeno per la parte scolastica o dottrinale. 2. Se tutte le ventiquattro tesi filosofiche, approvate dalla Sacra Congregazione degli Studi, contengono in verità l’autentica dottrina di s. Tommaso o, nell’affermativa, se si deve imporle alle scuole cattoliche perchè siano da esse tenute».

Il 22 e il 24 febbraio, la Sacra Congregazione, dopo due sedute plenarie, alle quali si trovò presente il Cardinale Mercier, decise che la Somma teologica doveva essere il testo da leggere, da tenere fra le mani, da spiegare; che le ventiquattro tesi filosofiche tutte esprimono la pura dottrina di s. Tommaso e debbono essere proposte come norme direttive sicure: eaque proponantur veluti tutae normae directivae. Due giorni dopo, il 25 febbraio, in una solenne udienza concessa al Segretario della Sacra Congregazione, il nuovo Pontefice, S.S. Benedetto XV, ratificava e confermava, colla sua suprema autorità, la decisione degli Eminentissimi Cardinali, decisione resa pubblica il 7 marzo, festa di s. Tommaso d’Aquino5.|

Queste celebri tesi sono state subito ampiamente commentate da tomisti insigni (Mattiussi, Hugon) e bisogna convenire ch’esse esprimono veramente i punti basilari del tomismo: si potrà discutere su aspetti particolari, circa l’ordine seguito, la fedeltà dell’espressione quanto alle formule o il numero stesso, ma sulla qualità stessa dell’elenco e del contenuto nessuno può dubitare. Col progresso delle ricerche nel campo storico critico per la discriminazione dottrinale del Tomismo queste tesi potrebbero forse avere una formulazione più sintetica ed efficace: ma anche così come sono, esse costituiscono un notevole e solido saggio di penetrazione dottrinale e di sicurezza di magistero. Nella luce di queste tesi non è più difficile impresa giudicare la fisionomia o la consistenza delle altre forme della Scolastica alle quali i Pontefici hanno voluto espressamente preferire il tomismo.

2. Scosso dalla minaccia del Modernismo, avanzante su tutti i fronti della cultura, Pio X precisò ancora il richiamo leonino nel senso che il ritorno si doveva fare a s. Tommaso e non a qualsiasi tipo di filosofia scolastica: «Quod rei caput est, Philosophiam Scholasticam quam sequendam praescribimus, eam praecipue intelligimus quae a s. Thoma Aquinate est tradita, de qua quidquid a Decessore nostro sancitum est, id omne vigere volumus, et quatenus opus sit, instauramus et confirmamus, stricteque ab universis servari iubemus»6.

3. L’atto più solenne del s. Pontefice a favore del tomismo è senza dubbio il Motu proprio «Doctoris Angelici» del 29 giugno del 19147, quasi alla vigilia della sua morte. In essa iniziava ricordando l’Enciclica del lº settembre 1910 Sacrorum Antistitum nella quale dichiarava autorevolmente all’Episcopato cattolico il signifiçato preciso del ritorno a s. Tommaso e si lamentava protestando che alcuni avessero inteso il «praecipue» della Pascendi nel senso di «non unicamente», quasi fosse permesso insieme di seguire gli altri Dottori scolastici in qualche punto di filosofia anche se fosse in contrasto con quelli tomistici. Di conseguenza:

a) Rinnovava le precedenti disposizioni: «Quod rei caput est, philosophiam scholasticam quam sequendam praescribimus, eam| praecipue intelligimus, quae a Sancto Thoma Aquinate est tradita: de qua quidquid a Decessore Nostro sancitum est, id omne vigere volumus, et, qua opus sit, instauramus et confirmamus, stricteque ab universis servari iubemus. Episcoporum erit, sicubi in Seminariis neglecta fuerint, ea ut in posterum custodiantur, urgere atque exigere. Eadem Religiosorum Ordinum Moderatoribus praecipimus» (p. 695 sgg.).

b) Rettifica del significato di «praecipue»: «Jam vero, cum dictum hoc loco a nobis esset «praecipue» Aquinatis sequendam philosophiam, non «unice», nonnulli sibi persuaserunt nostrae sese obsequi aut certe non refragari voluntati, si quae unus aliquis e Doctoribus scholasticis in philosophia tradidisset, quamvis principiis Sancti Thomae repugnantia, illa haberent promiscua ad sequendum. At eos multum animus fefellit. Planum est, cum praecipuum nostris scholasticae philosophiae ducem daremus Thomam, nos de eius principiis maxime hoc intelligi voluisse, quibus, tamquam fundamentis, ipsa nititur» (l. c., p. 696 sgg.).

c) Efficacia del tomismo contro gli errori moderni: «Eo vel magis quod si catholica veritas valido hoc praesidio semel destituta fuerit, frustra ad eam defendendam quis adminiculum petat ab ea philosophia, cuius principia cum Materialismi, Monismi, Pantheismi, Socialismi variique Modernismi erroribus aut communia sunt, aut certe non repugnant. Nam quae in philosophia Sancti Thomae sunt capita, non ea haberi debent in opinionum genere, de quibus in utramque partem disputare licet, sed velut fundamenta in quibus omnis naturalium divinarumque rerum scientia consistit: quibus submotis aut quoquo modo depravatis, illud etiam necessario consequitur, ut sacrarum disciplinarum alumni ne ipsam quidem percipiant significationem verborum, quibus revelata divinitus dogmata ab Ecclesiae magisterio proponuntur» (p. 696 sgg. corsivo mio). Un’ammonizione, quest’ultima, di particolare importanza metodologica. Pertanto, concludeva quasi accorato il s. Pontefice, Noi vogliamo ammonire tutti coloro che si occupano dell’insegnamento della filosofia e della teologia che se si allontanassero anche di un passo (… si ullum vestigium), specialmente in metafisica, dall’Aquinate, ciò non sarà senza gran nocumento».

Un’altra novità dell’insigne documento è l’ingiunzione8 che| nelle Università, Facoltà e altri Istituti superiori sia pubblici come appartenenti a Ordini religiosi, che abbiano ricevuto il potere di conferire i gradi accademici (in teologia) venga adottata come testo ufficiale la Somma Teologica di s. Tommaso. Al riguardo il s. Pontefice ricordava il detto di Giovanni XXII, che aveva canonizzato nel 1323 ad Avignone il «buon fra Tommaso»: «Ipse (Thomas) plus illuminavit Ecclesiam, quam omnes alii Doctores: in cuius libris plus proficit homo uno anno, quam in aliorum doctrina toto tempore vitae suae» (p. 698).

Possiamo concludere che Pio X ha seguito con ogni fermezza la linea leonina. Possiamo anzi aggiungere che per sua opera il ritorno a s. Tommaso assume un carattere più preciso e risoluto per un tomismo integrale, senza sbandamenti.

Le XXIV tesi tomistiche

A poca distanza dal «Doctoris Angelici», cioè il 27 luglio 1914 con la firma del Card. Lorenzelli, Prefetto della S. Congregazione degli Studi e per ordine del Papa veniva pubblicato, come già accennamo, un elenco di 24 tesi nelle quali si conteneva un sostanziale compendio della filosofia tomistica9. Neanche un mese dopo, il 20 agosto, il S. Pontefice affranto dal dolore per gli orrori della guerra mondiale, lasciava questa terra.

L’intento preciso della pubblicazione era di formulare i principi fondamentali della speculazione tomistica… in re praesertim metaphysica che servissero come linea direttiva nell’insegnamento: bisogna convenire che, a distanza di quasi mezzo secolo di studi e ricerche, queste theses s’impongono ancora con tutto il rigore e il vigore, anzi ne escono irrobustite.

Il Codice di Diritto Canonico (pubblicato da Benedetto XV nel 1917)

Può essere ascritta a merito del S. Pontefice anche la disposizione inserita nel Codice ufficiale delle leggi della Chiesa di cui Egli ordinò la compilazione, seguendo personalmente i lavori della Commissione.

Can. 1366, § 2: «Philosophiae rationalis ac theologiae studia et alumnorum in his disciplinis institutionem professores omnino per|tractent ad Angelici Doctoris rationem, doctrinam et principia, eaque sancte teneant» (p. 693).

Ad esso fa riscontro per le scuole dei religiosi il Can. 589, § 1: «Religiosi in inferioribus disciplinis rite instructi, in philosophiae studia saltem per biennium et sacrae theologiae saltem per quadriennium, doctrinae D. Thomae inhaerentes ad normam can. 1366, § 2, diligenter incumbant, secundum instructiones Apostolicae Sedis» (p. 292 sgg.).

L’Enciclica «Studiorum Ducem», di Pio XI, del 29 giugno 1923

Pubblicata in occasione del VI Centenario della Canonizzazione del Santo Dottore, il solenne Documento richiama con energia le precedenti disposizioni di Leone XIII e Pio X con le ricordate disposizioni del C. I. C. Il Pontefice precisa che ciò non abolisce la ricerca nè proibisce la discussione per quei punti che ancora rimanessero controversi. Il medesimo grande Pontefice, nella Costituzione Apostolica Deus scientiarum Dominus del 24 maggio 1931, stabiliva:

Art. 29 a: – «In facultate theologica principem locum teneat sacra Theologia. Haec autem disciplina methodo cum positiva tum scolastica tradenda est; ideo, veritatibus Fidei expositis et ex sacra Scriptura et Traditione demostratis, earum veritatum natura et intima ratio ad principia et doctrina Sancti Thomae Aquinatis investigentur et illustrentur».

Art. 29 b: – «Philosophia scolastica tradatur eaque ita ut auditores plena coherentique syntesi doctrinae ad methodum et principia Sancti Thomae Aquinatis instituantur. Ex hac autem doctrina diversa philosophorum systemata examinentur et dijudicentur» (p. 77).

L’Enciclica «Humani generis» di Pio XII, del 12 agosto 1950

Di fronte al dilagare delle nuove filosofie atee, materialiste, esistenzialiste, evoluzioniste, il Pontefice si richiama alla prescrizione del C. I. C. che nelle scienze filosofiche siano seguiti il metodo, la dottrina e i principi del Dottor Angelico: «… giacchè, come ben sappiamo dall’esperienza di parecchi secoli, il metodo dell’Aquinate si distingue per singolare superiorità tanto nell’ammaestrare gli alunni quanto nella ricerca della verità; la sua dottrina poi è in armonia con la rivelazione divina ed è molto efficace per mettere| al sicuro i fondamenti della fede come pure per cogliere con utilità e sicurezza i frutti di un sano progresso».

Se è permesso esprimere un’impressione (è solo un’impressione), con tutto l’ossequio e la riverenza che sono dovuti al Supremo Magistero, sembra che la spinta al «ritorno a s. Tommaso» genuino e senza compromessi abbia raggiunto al Suo vertice e la formula più precisa e risoluta nell’opera di s. Pio X. Nel caso della presente situazione filosofica è a quella formula che va il desiderio di chi scrive per un tomismo profondo ed operante nella cultura contemporanea, senza compromessi.

Appendice1

1 Questa appendice è estratta dalla Ciencia Tomista, n. maggio-giugno 1917. La riporto dallo studio del P. T. Pègues, Intorno a s. Tommaso. Una controversia recente, Tolosa-Parigi 1918, p. 35 sgg.

 

Note

1 Per l’elenco completo v.: J. J. Berthier, Sanctus Thomas Aquinas «Doctor Communis» Ecclesiae, Romae 1914, p. 177 sgg.

2 Constitutio dogmatica de Fide Catholica, cap. 4; Denzinger, Ench. Symb, n. 1799.

3 Cf. J. J. Berthier, Op. cit., p. 211 sgg.

4 Acta Sanctae Sedis, 1903-1904, p. 654; J.-J. Berthier, Op. cit., p. 272.

5 Cf. T. Pègues, Intorno a s. Tommaso. Una controversia recente, Tolosa­-Parigi 1918, p. 9 sgg. Lo stesso Benedetto XV nel Motu proprio del 3 dicembre 1914, in favore del Collegio teologico di Bologna, Sua Santità si era così espresso: «Noi sappiamo perfettamente che in questo luogo è in onore, come si deve, s. Tommaso, i cui insegnamenti sono stati oggetto delle massime lodi da parte dei Nostri illustri predecessori Leone XIII e Pio X, i quali ordinarono che i detti insegnamenti fossero religiosamente mantenuti nelle scuole cattoliche». Poi, il Sommo Pontefice conce­deva al suddetto Collegio la facoltà di conferire i gradi, «osservando con cura le pre­scrizioni: sia della Sacra Congregazione degli Studi e soprattutto il decreto Doctoris Angelici del 29 giugno dello stesso anno; riferentesi ai primi principi di s. Tommaso| in filosofia da conservare santamente, ed alla Somma Teologica la quale deve essere il tema delle lezioni nelle scuole di teologia; sia le altre cose prescritte e da prescrivere dalla Sede Apostolica».

6 Acta Sanctae Sedis, 1907, p. 640 ; J.-J. Berthier, Op. cit., p. 276.

7 È riportato per esteso dal Berthier, Op. cit., p. 696 sgg., da cui citiamo.

8 La formula è categorica: «… Nos volumus, iubemus, praecipimus» la cui forza risalta, per maggior contrasto, dal mite carattere del S. Pontefice.

9 La formulazione delle tesi è attribuita al gesuita P. G. Mattiussi.

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